Anche se l’estate è ancora lunga, giunti ai primi di agosto c’è abbastanza “materiale” per fare il punto della situazione, capire l’andamento della stagione estiva e delineare gli scenari futuri.

Ad oggi, il primo bilancio è positivo ed incoraggiante.

Secondo l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio realizzato sulla base di interviste a titolari di imprese ricettive italiane nel periodo tra il 15 e il 30 giugno, nel mese di giugno le camere vendute sono aumentare del 26% rispetto lo stesso periodo del 2021.

Il report, realizzato da Isnart e Unioncamere, evidenzia finalmente l’atteso recupero delle città d’arte italiane, in sofferenza dall’emergenza pandemica, anche se mare e montagna rimangono la prima scelta.

Le strutture ricettive in località balneari registrano le prenotazioni più elevate, con il 71,2% delle camere già prenotate per agosto. Bene anche la montagna: gli operatori segnalano il 51,7% delle camere prenotate per il mese di luglio e il 61,9% per il mese di agosto.

Il turismo esperienziale

Oltre ai numeri, ciò che emerge dalla ricerca, è la profonda trasformazione in chiave di sostenibilità che il comparto sta vivendo, per rispondere adeguatamente ai nuovi comportamenti di acquisto dei turisti generati dall’emergenza pandemica.

I viaggiatori di oggi manifestano l’interesse di vivere esperienze autentiche ed uniche immersi nella cultura e nella specificità dei territori, cercano di evitare le destinazioni più note a favore delle piccole comunità locali. Insomma, è nato il “turista sostenibile”.

Anche i viaggiatori internazionali che stanno tornando nella nostra penisola sono cambiati, cercando un’esperienza più intima e che consenta loro di conoscere meglio i luoghi che visitano.

La novità dell’estate 2022 è proprio l’affermarsi del turismo esperienziale a livello globale, quello che una volta era considerato turismo di nicchia ora va per la maggiore. Ora si cerca un viaggio alla scoperta delle radici della cultura locale, delle tradizioni e della quotidianità degli abitanti del luogo.

Molto in voga tra gli stranieri sono le cooking class, per imparare a cucinare i piatti tipici della tradizione italiana, con tanto di visita ai mercati locali per reperire le materie prime.

E poi sono sempre più gettonate le “perle” nascoste disseminate nella nostra penisola, piccoli borghi e villaggi rurali fuori dalle mete convenzionali.

In Italia e al mare

Continua il trend della vacanza di prossimità, con 9 italiani su 10 che trascorreranno le loro vacanza nel Belpaese. Sul versante opposto, il 10% ha in programma di recarsi all’estero, di cui, il 7% ha programmato il viaggio in una destinazione europea, mentre il rimanente 3% si spinge oltreoceano.

Nell’ambito dell’indagine Turismo – Mare Italia dell’Osservatorio di Jfc le stime previste per la filiera balneare sono più di 418 milioni di presenze, per un fatturato complessivo di quasi 32 miliardi di euro.

E Rimini è la regina indiscussa tra le mete dell’estate al mare!

Il ritorno degli stranieri

Si inizia finalmente anche sentire qualche lingua straniera, con il tedesco che fa da capofila. Dalla Germania si registrano i flussi più numerosi, seguiti da da Svizzera, Austria, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.

All’opposto, si fa sentire il drastico calo di arrivi russi.

Guerra e Covid condizionano il turismo italiano

11 milioni di italiani rinunciano alle vacanze. Almeno il 31% degli italiani ha rinunciato alla vacanza per timore degli effetti della guerra in Ucraina, per il persistere del Covid e delle sue varianti, ma anche per il peggioramento della condizione economica familiare rispetto allo scorso anno.

La nostra esperienza e i nostri partner

Lavorando a stretto contatto con i nostri clienti abbiamo notato in modo piuttosto diffuso un aumento dei ricavi medi camera ma anche dell’occupazione.

La domanda si muove in modo diverso rispetto al pre-pandemia, che ora non è più concentrata in determinati periodi dell’anno bensì è maggiormente distribuita nell’arco della stagione.

L’inflazione e il caro prezzi

Lato albergatori, accanto ad un sospiro di sollievo per una stagione tutto sommato positiva, non manca la preoccupazione per l’evidente ed estenuante aumento dei prezzi, come ad esempio i costi delle materie prime, soprattutto carni e pesce, che hanno visto il loro costo aumentato considerevolmente (oltre che per una difficile gestione delle risorse umane, ma di questo parleremo nei prossimi articoli).

A ciò si vanno ad aggiungere i costi insostenibili per le utenze legate all’energia elettrica e al gas.

Come se non bastasse, Covid a parte, (di cui ci siamo anche stancati di parlare!) vi è stata un’estenuante difficoltà nella reperibilità del personale che rimane tutt’ora un cruccio. Sebbene la stagione sia avviata, mancano molte figure professionali, la cui assenza si riversa sulla qualità del servizio.

Alla luce di questo quadro, ora rimane un grande punto di domanda, quale sarà l’andamento della stagione invernale?

I segnali dalle strutture da noi seguite, soprattutto quelle in destinazioni che lavorano con largo anticipo, sono incoraggianti.

Accanto al buon volume di prenotazioni già arrivate dal turismo italiano, si registrano anche flussi stranieri, non solo europei, ma anche da Asia, Oceania, Medio Oriente e Stati Uniti.

C’è da chiedersi, però, se gli scenari internazionali, l’inflazione e il carovita influiranno sulla propensione a viaggiare.

A questo proposito diventa sempre più importante tenere monitorata costantemente la domanda.

La pandemia ha rivoluzionato il mondo del turismo ed è arrivato ora il momento di rimettersi in gioco in modo diverso proponendo esperienze inusuali. Cosa puoi proporre ai tuoi ospiti, quali mete lontane dal turismo di massa si possono visitare nei dintorni della tua struttura? Come stai fronteggiando l’inflazione e l’aumento dei prezzi?

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A presto,
Giovanni