Pensiamo un attimo al turismo nel periodo pre-COVID-19.

Anni caratterizzati da una crescita costante delle persone in viaggio che stava provocando un bel po’ di problemi nelle principali destinazioni turistiche.
Giusto per citare uno dei casi più popolari: Venezia.
L’Overtourism, il cosiddetto turismo di massa, è stato uno dei temi più caldi e discussi in quei tempi. Destinazioni turistiche inondate di folla, a discapito in molti casi della qualità dell’offerta, del portafoglio e dell’ambiente.

E poi è arrivata la pandemia che ha spazzato via tutte le nostre certezze.
Anche il settore turistico si è bloccato, un settore solido che rappresentava circa il 13% del PIL Nazionale.

Una pandemia che ha portato anche alla nascita di nuove tendenze, anche nel nostro settore.
La gente non ha mai smesso di avere la voglia di viaggiare e nelle limitazioni imposte, ha trovato un modo di evadere. Parliamo quindi di undertourism.

Questo termine inglese descrive la tendenza di pensare ai viaggi e alle vacanze o comunque ai propri momenti liberi e di relax, privilegiando destinazioni nazionali, se non addirittura regionali, poco note, non affollate ma non per questo meno belle, attrattive e affascinanti.

Stiamo vivendo un periodo dove si odora il profumo della ripartenza, caratterizzata da innovazione, digitalizzazione, alta professionalità, personalizzazione del servizio, attenzione alle tematiche green.

Farsi trovare impreparati significa rimanere fuori per sempre.

Ecco i miei consigli per una ripartenza col piede giusto.

 

1. Comunicare, comunicare e comunicare

Dobbiamo coltivare il contatto diretto con i nostri ospiti facendo percepire la nostra presenza, anche a distanza facendoli sentire importanti grazie a una comunicazione One-to-One.
Cosa comunicare? Contenuti di valore e rilevanti per l’ospite che ci legge, facendo risvegliare l’interesse per la propria struttura alberghiera.

2. Sito web efficace, anche e soprattutto nella versione mobile

A marzo 2021 Google ha aggiornato definitivamente il mobile index eliminando la versione desktop dei siti dall’indice del motore di ricerca. Questo ha portato all’indicizzazione solo dei contenuti mobile portando un po’ di scompiglio nel posizionamento di diversi siti web.
Facciamoci una domanda: il nostro sito web è veloce e facile da navigare anche da mobile?

3. Sfruttare le peculiarità del territorio

Ho parlato di comunicazione: comunicare la propria presenza deve andare a pari passo con il racconto delle peculiarità del territorio.
Sono due elementi imprescindibili l’uno dall’altro.
Siamo solitamente abituati a raccontare i nostri punti di forza e ci dimentichiamo di sfruttare la forza del territorio dove la nostra realtà è inserita.
Quale miglior occasione se non in questo momento, con l’espandersi del fenomeno dell’undertourism?

4. La posizione del brand

Perché un ospite sceglie la tua struttura anziché quella di un competitor?
Cosa ti rende differente rispetto al mercato?
Che valore aggiunto ha l’ospite che soggiorno da te?
È essenziale emergere dal mercato, differenziarsi così da posizionare il proprio marchio al primo posto nella mente di un ospite, nuovo o meno che sia.
Non è possibile catturare l’attenzione di tutti i potenziali clienti, importante è quindi definire il target al quale rivolgersi.

5. La coerenza tra digital marketing e prodotto

Il digital marketing fa riferimento a tutte quelle attività di promozione di un brand e di commercializzazione di prodotti e servizi attraverso uno o più canali digitali. È un progetto a medio e lungo termine volto a sviluppare la presenza online di un’impresa. Questo processo si è enfatizzato notevolmente durante la pandemia penalizzando le realtà “obsolete”.
In questa fase di ripartenza, è doveroso chiedersi se abbiamo messo in campo tutte le azioni necessarie affinché il cliente possa meglio comprendere il nostro prodotto/servizio tramite i canali online.

6. Una struttura ricettiva non ha solo camere da vendere

Quando qualcuno va a fare le vacanze sta pagando qualcun altro per farle godere a 360° e rendere migliore il proprio tempo.
Si parla quindi di turismo esperienziale: gli ospiti vogliono immergersi a pieno in una realtà, respirarne le atmosfere e vivere delle emozioni.
Non si tratta solo di vendere la camera ma di coltivare una proposta che possa far vivere un’esperienza unica e memorabile al futuro ospite.

7. Tecnologia a servizio delle strutture

Un’altra conseguenza della pandemia è sicuramente la necessità di sentirsi al sicuro da parte degli ospiti.
Questo aspetto ha profondamente colpito anche le strutture ricettive che hanno trasformato i propri servizi grazie al supporto della tecnologia. Dal self check-in alla possibilità di ingresso in camera con smartphone senza transitare dalla reception, dal self check-out al virtual concierge basato su chatbot (intelligenza artificiale per rispondere alle domande via chat).
Insomma, una struttura ricettiva a portata di mano, o di smartphone, dell’ospite.

8. Costruire e modellare il prodotto in base al target che si vuole attrarre

L’undertourism si rivolge proprio a un target di viaggiatori che, fra le proprie priorità, inseriscono spostamenti poco impattanti, rispetto per l’ecosistema che li andrà ad accogliere, volontà di sostenere l’economia locale con i propri acquisti consapevoli e desiderio di scoprire il territorio senza deturparlo con grandi numeri o grosse strutture. Il tutto in realtà che hanno l’opportunità di promuovere i propri luoghi offrendo eccellenze gastronomiche, attività naturalistiche e itinerari alla scoperta di biodiversità, cultura e tradizioni.
Parliamo di veri e propri viaggi esperienziali, di cui abbiamo parlato anche prima.

Il covid ha profondamente cambiato le nostre abitudini di vita e di acquisto. Ha portato anche a delle opportunità che si son sviluppate quasi spontaneamente causa circostanze indotte, come nel caso dell’undertourism.

E tu, nella tua realtà, ti ritrovi con questi spunti?

A presto,
Giovanni