Oggi parliamo di prenotazioni estate 2025 e diciamo subito che, tra un ponte e l’altro, andati più o meno bene, siamo entrati nel vivo della stagione turistica estiva e per molti albergatori italiani — in particolare per chi lavora con un forte peso della clientela internazionale — la primavera non sta portando i segnali sperati.

Le previsioni di inizio anno già soffiavano venti di incertezza, ma oggi, dati alla mano, possiamo affermare che le criticità sono reali e tangibili.

Certo, il vostro collega dell’hotel vicino o quello con cui vi confrontate sempre è probabile che vi dicano che loro son pieni e tutti va alla grande.

Dire che ho qualche dubbio in merito è eufemistico, non fosse altro per una mera probabilità statistica, ma potrebbe anche essere vero se ci sono certe condizioni.

Se ho attirato la tua attenzione non avere fretta, te lo spiego poi meglio sotto, continua a leggere.

Come sempre in questi casi, è compito del revenue manager guardare oltre i numeri per interpretare cosa realmente sia succedendo davvero.

Meno Americani, meno Tedeschi, meno Inglesi: il tridente che manca

Partiamo dai mercati esteri.
Il calo degli arrivi dagli Stati Uniti si fa sentire in maniera particolare su destinazioni come Venezia, ma non solo, che da sempre attirano una clientela americana ad alta capacità di spesa.

Il problema?
Oltre ai famigerati dazi, all’incertezza imperante, possiamo dire che si tratta di una combinazione di fattori che va, oltre a quanto appena citato, dall’inflazione interna, ai voli sempre più costosi, fino alla concorrenza crescente di altre mete europee meno inflazionate.

Non va meglio con il mercato tedesco, storicamente uno dei più solidi per il nostro bel Paese.

Qui, che ve lo dico a fare si direbbe in un famoso film, il problema è strutturale: la Germania è in recessione da tempo, con un clima di incertezza interna oltre che generale, che frena i consumi, viaggi inclusi.
Le prenotazioni estive 2025 sono in ritardo e, dove arrivano, spesso sono più corte e più sensibili al prezzo.

Infine, il Regno Unito.
Qui la contrazione è più sottile ma altrettanto insidiosa.
I viaggiatori inglesi devono ora affrontare nuove procedure di ingresso (l’ETA), una sterlina debole e un costo della vita che non lascia troppo spazio per le vacanze.
Alcune testate britanniche parlano già di “morte dello staycation” a causa dei costi troppo alti — e se non possono viaggiare nemmeno in Scozia, figuriamoci in Toscana.

La domanda interna non decolla (ancora)

E l’italiano che fa?
Il turista nostrano, che nel 2020-21 ci ha in parte salvati, oggi mostra più prudenza.

I ponti primaverili, che avrebbero dovuto accendere i motori della stagione, sono stati frenati dal meteo incerto e da una finestra temporale troppo diluita per generare picchi.
Il mese di agosto, ad oggi, rimane sotto le aspettative su molte destinazioni, mare compreso.

C’è però un elemento di speranza: da metà maggio in avanti si attendono segnali di ripresa, anche su montagna e aree rurali.
Le campagne last minute e i pacchetti legati al benessere o alla sostenibilità stanno suscitando interesse, ma serve tempo (e fiducia) per trasformare i click in prenotazioni vere.

Cosa fare davvero: le scelte strategiche del Revenue Manager

In questo scenario a bassa visibilità, il revenue manager, che spesso caro mio albergatore si identifica con la tua persona (così come il barman, il direttore ecc., su questo dovresti riflettere, magari ne parliamo prossimamente) si trova a dover rivedere rapidamente alcune certezze.

Sì ma quali?
Ecco tre riflessioni operative:

1. ADR: È Davvero Sostenibile?

Negli ultimi due anni le tariffe medie per camera sono cresciute molto, in parte grazie alla forte domanda post-pandemica.

Ma oggi il rischio è evidente: senza una domanda internazionale forte, quelle tariffe rischiano di non reggere.
Serve flessibilità, segmentazione mirata e una gestione attenta del pick-up.

2. Valore Percepito: Prezzo Vs. Esperienza

Il cliente italiano, e sempre più anche quello europeo, è attento al rapporto qualità/prezzo.
Non basta avere dei prezzi alti per essere percepiti come prodotto premium!
Vince, e qui mi riferisco al tuo eventuale collega che ti ha detto avere l’hotel pieno, chi ha un posizionamento chiaro e coerente, e chi riesce a raccontare bene il valore dell’esperienza che offre, dal sito alla reception.

La gestione dell’accoglienza e del contatto con il ricevimento è ahimè un fattore ancora troppo sottovalutato e non curato a dovere.

3. Puntare su Micro-Mercati e Nuovi Target

Con i big spender in calo, è il momento di diversificare.
Famiglie italiane, smart worker in cerca di esperienze “slow” (anche se oramai sempre meno), over 65 attivi, piccoli gruppi che prenotano direttamente: sono tutti segmenti in crescita, a patto che l’offerta sia tagliata su misura.

In Sintesi: Nessuna Crisi, Solo un Nuovo Scenario

La stagione 2025 non sarà necessariamente negativa, ma sarà diversa.
E richiederà attenzione costante, strumenti dinamici e una forte capacità di lettura del mercato.
Chi saprà adattarsi, proporre valore reale e lavorare su un pricing intelligente potrà anche uscire rafforzato da questa fase.

Il consiglio finale? Non inseguire i competitor sulle tariffe, ma studia la tua domanda e presidia bene i canali diretti.

In tempi incerti, il controllo e la marginalità fanno la differenza!

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A presto.

Giovanni