“Overtourism o soldi finiti? Breve analisi di un’estate tutta italiana” oltre che il titolo dell’articolo, credo sia anche una domanda che in tanti nel settore si stiano facendo.
Per riuscire però a dare una risposta, o perlomeno analizzare correttamente la situazione, è necessario fare un passo indietro.

Alla fine della stagione estiva 2023, il risultato minimo di ogni struttura ricettiva si aggirava intorno al + 10% rispetto all’anno precedente (ok va bene, non tutte ma quasi tutte, qualcuna anche di più, altre molto meno).

Nelle fiere autunnali si respirava un entusiasmo dilagante, si parlava di progetti mirabolanti e di una crescita che sembrava non potesse avere fine anche negli anni a venire.

Al punto che in tante destinazioni iniziava ad insinuarsi nei discorsi, senza probabilmente comprenderne a fondo il significato e le conseguenze, di amministratori illuminati, la parola Overtourism, nuovo leitmotiv di alcuni per sembrare più green e culturalmente elevati.

Ma approfondiamo il discorso.

Overtourism

OVERTOURISM, UN PROBLEMA SERIO E NON ACCHIAPPA CLIC

Ma cos’è realmente l’Overtourism?
Dicesi Overtourism, anche detto “sovraturismo” o “sovraffollamento turistico”, il fenomeno definito dall’Organizzazione mondiale del turismo come “l’impatto del turismo su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente e in modo negativo la qualità della vita percepita dei cittadini e/o la qualità delle esperienze dei visitatori”.

Dopo aver compreso il reale significato del termine, nella torrida estate 2024 possiamo ragionare sul fenomeno parlando di Venezia, Firenze, Roma e forse qualche altra micro-destinazione.
In merito a queste ultime mi riferisco a destinazioni/luoghi in cui si percepisce un alto numero di visitatori e che vengono quindi “evitate” dai residenti nei periodi canonici. Parlo ad esempio di qualche spiaggia della Sardegna (Cala Mariolu/Goloritzè/La Pelosa di Stintino), su cui peraltro ci si è già attivati con il numero chiuso, alle Cinque Terre o alle 3 Cime di Lavaredo.

Da qui però a parlare di Overtourism generalizzato direi che ce ne passa, anche perché la situazione del turismo in molte destinazioni ha visto quest’anno numeri ben diversi dallo scorso anno.

Motivo per il quale ho spesso avuto la sensazione che di questa parola si sia abusato per portare a casa qualche clic in più, sia da parte della stampa nazionale che in qualche dichiarazione del politico di turno.

Veniamo ora all’aspetto economico.

SOLDI FINITI O DESTINATI ALTROVE?

Come accennavo prima infatti, in diverse destinazioni del bel paese, quest’anno si è faticato (e non poco) a riempire le strutture ricettive, in particolare e paradossalmente nei mesi di luglio e agosto.

Sì, ma quali sono i motivi?

Gli italiani (ma anche i tedeschi) hanno realmente finito i soldi o semplicemente hanno destinato altrove il loro budget?

Se ragioniamo su quanto ci viene proposto dal mainstream diremmo che l’inflazione in aumento, i costi energetici elevati e la riduzione del potere d’acquisto, dovuta ad un aumento dei prezzi a volte incontrollato, hanno portato molti turisti italiani e non a riconsiderare le loro vacanze estive.

Sono profondamente convinto che il motivo non sia tutto qui ma ci torno tra un po’.

Di base questa situazione ha generato il paradosso per cui, mentre alcune destinazioni soffocavano sotto il peso dei turisti internazionali, altre, meno conosciute o meno accessibili (ma non solo), hanno visto un calo significativo di visitatori.
Le famiglie italiane, in particolare, hanno optato per vacanze più brevi, meno costose o addirittura per il cosiddetto “staycation”, ovvero trascorrere le vacanze a casa propria o nelle immediate vicinanze.

In tanti quindi hanno scelto di restare a casa e/o di fare vacanze più brevi, ma in tanti hanno scelto anche mete alternative, in particolare all’estero.

Destinazioni emergenti, come l’Albania o Cipro e Malta, o mai tramontate, come la Grecia, quest’anno hanno segnato numeri importanti proprio con le presenze dei nostri connazionali.

Quindi, realmente, come stanno le cose?

Soldi

DOVE STA LA VERITÀ

Proverò ad essere più schematico possibile per far arrivare correttamente il mio pensiero.

La mia sensazione infatti è, come dicevo prima, che la risposta sia un “combinato composto” di quanto scritto prima unito ad una mancanza di visione e approccio strategico.

1. L’aumento dei prezzi delle strutture ricettive, della ristorazione e dei servizi, pur essendo in alcuni casi necessario a causa dell’aumento dei costi, è parso in diverse situazioni oltre misura e ingiustificato agli occhi dei clienti
2. Gli aumenti non hanno sempre coinciso con un incremento del servizio offerto, un esempio su tutti gli stabilimenti balneari
3. Dopo anni di “vacanze di prossimità”, unitamente all’incremento dei prezzi, in tanti hanno deciso di tentare la sorte verso mete estere ma vicine e sicure, senza imbattersi in rischi legati alla situazione geopolitica (vedi Albania e Grecia su tutte)
4. Molte strutture e molte imprese ristorative, si sono sedute un po’ sugli allori dell’anno passato, in alcuni casi non continuando a investire in marketing e comunicazione, con la presunzione che tutto potesse proseguire come nel 2023
5. Il mercato tedesco, sebbene se ne parli poco o non si percepisca, è in crisi da quasi 2 anni e prima o poi qualche segnale di “resa” sarebbe dovuto arrivare, gli elementi per accorgersene c’erano ma in tanti li hanno ignorati
6. L’Overtourism su alcune località c’è stato veramente ma, eccezion fatta per Venezia, Firenze o Roma, potrebbero non essere fenomeni patologici ma temporanei come le mode sui social, occhio a prendere decisioni di cui ci si potrebbe pentire

LA MORALE E LE PROSPETTIVE PER IL FUTURO

Di fronte a tutto ciò, le imprese dovranno riflettere attentamente sulle strategie da adottare per il futuro.
È infatti più che mai centrale inquadrare e puntare a dei target ben definiti e in linea con la propria attività.

È altresì centrale, in un momento di incertezza economica, legata principalmente alla stagnazione del potere di acquisto e alla mancata caduta dei tassi di interesse, ragionare bene sulla propria struttura dei costi e sulle progettualità future, onde evitare di dover poi applicare incrementi tariffari non congrui che potrebbero pregiudicare i volumi di vendita.

Per chiudere, so di essere ripetitivo ma la progettazione del proprio business, la definizione della propria strategia, sia in termini di marketing che pricing (ovviamente a fronte di elementi di analisi su cui ragionare in modo serio e puntuale) è l’unica soluzione per non subire la volatilità del mercato e della domanda.

E voi siete pronti a fronteggiare l’apertura della stagione autunnale e invernale?
Come vi state preparando ad un 2025 che sarà, al netto di ulteriori sconvolgimenti geopolitici, decisamente complesso?

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A presto
Giovanni